3/21/2017

La figura professionale del nation brander, esperto di marketing e comunicazione internazionale

In tempi di brand marketing e di italian sounding arriva dagli Usa una nuova figura professionale: il 'nation brander'. Negli ultimi anni, infatti, si è diffusa una sempre maggiore attenzione nei confronti delle problematiche connesse con la gestione dell’immagine nazionale. In Italia, in particolare, la necessità di massimizzare l’attrazione di investimenti esteri e la necessità di contrastare fenomeni come l’italian sounding sta rapidamente ponendo all’attenzione degli addetti ai lavori l’importanza di mettere in campo strategie comunicative collegate alla promozione dell’immagine del nostro Paese, attraverso strumenti di 'public diplomacy' e 'nation branding'.

La 'public diplomacy' è una disciplina molto diffusa nel mondo anglosassone, e in particolare negli Stati Uniti, che si pone l’obiettivo di influenzare la percezione che un’opinione pubblica straniera ha di un dato Paese. Collegato alla 'public diplomacy', il 'nation branding', svolge un ruolo operativo mirato specificamente alla gestione dell’immagine e della reputazione di una nazione e vede nel 'nation brander' la sua figura professionale di punta.

Carmelo Cutuli, professionista della comunicazione e delle relazioni pubbliche, da anni impegnato nella promozione dell’immagine del nostro Paese all’estero e ‘nation brander’ ante-litteram, tratteggia le linee essenziali del 'nation brander', sottolineando come essa sia “destinata ad evolversi presto da settore di specializzazione a vera e propria figura professionale” e scommettendo che in un prossimo futuro “il 'nation brander' sarà una figura ampiamente riconosciuta e diffusa nel anche nel nostro Paese”.

Cutuli, inoltre, abbozza una ideale ‘job description’ del 'nation brander', partendo dalla base formativa: il 'nation brander' deve necessariamente acquisire tutte le tecniche che “possano permettergli un’agevole analisi in merito alla gestione del posizionamento, dei punti di forza e debolezza e dell’analisi dei risultati, per cui sicuramente una laurea in economia, comunicazione o marketing può costituire una base tecnica fondamentale”.

Sono però l’esperienza e le skill necessariamente trasversali rispetto ai settori della comunicazione, dell’informazione giornalistica, delle relazioni pubbliche e dello stesso marketing a caratterizzare maggiormente il profilo e, tra le soft skill, spiega, “pure le attitudini culturali e artistiche, abbinate a un atteggiamento aperto e multi-culturale, possono sicuramente risultare di grande utilità permettendo al 'nation brander' professionista di riconoscere gli aspetti basilari di altre culture e interagire con essi attraverso tool comunicativi creati ad-hoc".

"Orientare l’opinione pubblica - assicura - è sempre un’operazione delicata e lo risulta maggiormente quando l’opinione pubblica è di un altro paese, per cui probabilmente un aspetto importantissimo che caratterizza questa nuova figura è quello dell’apertura mentale".

Cutuli, che può vantare un’esperienza ventennale nel settore della comunicazione e delle relazioni pubbliche, siede nel board della Italian American Chamber of Commerce of Midwest di Chicago ed è General Secretary to Italy del Civitan International, identifica anche gli eventuali sbocchi professionali per un 'nation brander': “Già oggi sono molteplici, potendo questa figura essere impiegata con profitto presso ogni realtà che ponga fra i propri obiettivi istituzionali la promozione dell’immagine del Paese, o anche di un territorio, presso un pubblico straniero. Possono essere pertanto interessate le Ambasciate italiane all’estero, gli enti di promozione nazionali e territoriali, le P.a. territoriali, associazioni e fondazioni culturali etc.".

“In realtà, per quanto riguarda specificamente il settore del made in Italy, qualunque società che operi sui mercati internazionali - sottolinea - potrebbe ricorrere a un 'nation brander', anche solo in forma consulenziale, al fine di armonizzare meglio le proprie attività di promozione commerciale estera con i concetti base della 'public diplomacy' evitando, ad esempio, di contribuire inconsapevolmente alla diffusione di luoghi comuni o di alimentare il fenomeno dell’italian sounding".

“Il 'nation brander' - conclude Cutuli - si pone, quindi, come profilo di alto livello, dagli sbocchi professionali molteplici e sicuramente in espansione, valutabile anche dal punto di vista dell’impegno civico, in quanto testimonial internazionale delle eccellenze di un Paese".

Comunicato ADNKronos del 16.06.2016 [ link ]

Read more…

1/17/2017

Media Relations. Il metodo americano: la recensione del Corriere della Sera

Come si tratta con i media se si vogliono comunicare iniziative, idee o la nascita di nuovi prodotti e servizi? Come si crea un messaggio chiave in grado di spiegare il potenziale di quanto si vuole “vendere”? A queste domande, fondamentali per chi si occupa di relazioni con i media per aziende o imprese, risponde l’ultimo libro di Carmelo Cutuli, professionista del settore con alle spalle rilevanti esperienze internazionali, «Media Relations. Il metodo americano» edito dalla The Watson Society, con prefazione di Maria Francesca Genco, consigliere pubblicista dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Nel libro, tagliato come un manuale operativo , Cutuli, attualmente membro del board della Camera di Commercio Italo-Americana di Chicago, ha riversato le conoscenze acquisite collaborando con importanti organizzazioni nord-americane per cui ha curato la comunicazione e le relazioni istituzionali in Italia.

«Il messaggio: creazione e diffusione»

Il libro parte dall’assunto che il rapporto in corso tra un’azienda e i media sono di assoluta necessità e importanza, quindi tanto vale imparare a gestirlo al meglio. Prima di entrare nel vivo dell’enunciazione di tecniche e strumenti, Cutuli parte dal nodo chiave di ogni azione di comunicazione, ovvero la creazione del messaggio, chiarendone le regole per renderlo efficace e potente: compresa l’individuazione del l’«audience target». L’autore descrive anche diffusamente gli strumenti indirizzamento e di gestione del messaggio, ovvero il press release, l’advisory, l’op-ed, i backgrounder, Il VPO e così via sino ad i metodi per organizzare una conferenza stampa efficace. E ancora i sistemi di pianificazione di una buona campagna stampa, basata sullo sviluppo strategico del messaggio chiave, compreso l’uso del social, sempre più importante, e le modalità per la creazione di un network di giornalisti «fidati» su cui contare per diffondere i propri messaggi. Il libro si rivolge sia ai professionisti della comunicazione, ma anche ai giovani che vogliono avviarsi alla carriera nei media relations, specializzazione ampiamente riconosciuta a livello internazionale ed in crescita anche in Italia.

Tratto dal Corriere della Sera del 17.01.2017 [ link ]

Read more…

3/24/2016

Grande successo per il convegno sulla contraffazione internazionale, moderato da Carmelo Cutuli e organizzato da Osservatorio Italia in Testa e Ambasciata d'Ungheria,

Si è tenuto ieri il convegno “Contraffazione e lotta alle informazioni ingannevoli. La collaborazione tra Paesi nella tutela dei marchi e dei prodotti”, promosso dall’Osservatorio Italia in Testa in collaborazione con l’Ambasciata di
Ungheria.

L’obiettivo dell’evento è stato quello di raccogliere le testimonianze e iniziative delle istituzioni italiane, quali il ministero dello Sviluppo Economico, la Guardia di Finanza e l’Agenzie delle Dogane, oltre ad alcune importanti multinazionali come la British America Tobacco, in merito alla lotta contro la contraffazione e tutela del made in Italy.

L’evento, moderato dal giornalista Carmelo Cutuli, si è aperto con le parole dell’avvocato Annaluce Licheri, presidente dell’Osservatorio Italia in Testa, “la contraffazione è un crimine dilagante in una società d’immagine, perché permette al consumatore informato di poter raggiungere immediatamente l’oggetto status symbol, senza grave dispendio economico”. Sono parole, quelle dell’avvocato Licheri, che mettono in luce quanto il fenomeno della contraffazione sia una problematica sociale e culturale e non solo economica. “Si rende necessario invece evidenziare che la lotta alla contraffazione – ha aggiunto Annaluce Licheri – risponde alla tutela della salute del consumatore, fortemente sentita a livello politico e legislativo. Ricordo infine che il sistema italiano di lotta alla contraffazione è un sistema eccellenza e un modello europeo”.

Dalla parte delle istituzioni, Francesca Cappiello della Direzione Generale per la lotta alla contraffazione – U.I.B.M. Ministero dello Sviluppo Economico ha spiegato che “In Italia, dal 2008 al 2014 sono stati sequestrati circa 377.395.292 oggetti contraffatti per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di euro. Le merci più contraffatte sono gli accessori di abbigliamento, seguiti dall’abbigliamento, mentre al terzo posto si trovano i giochi e i giocattoli”.

“Per contrastare il fenomeno – aggiunge Cappiello – lo scorso anno è stata stipulata la Carta Italia, un accordo volontario pionieristico non solo per il Paese, ma anche a livello Europeo, sottoscritto a luglio da titolari di diritti (Indicam) e attori del commercio online (Consorzio Netcomm) e promosso dal MISE”. “La Carta Italia impegna i suoi firmatari a individuare e porre in atto misure che consentano l’individuazione delle offerte relative a prodotti non autentici prima della loro messa online, nonché a prevenire il ripetersi questo tipo di offerte. Carta Italia è aperta all’adesione dei consumatori”, ha concluso Francesca Cappiello.

Dello stesso tono è stato l’intervento del Generale Gennaro Vecchione, Comandante delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, che, per quanto riguarda la pirateria digitale, ha affermato che “se tutto il materiale contraffatto venisse portato in ambito legale l’impatto sarebbe di circa 17 miliardi di euro, mentre i pagamenti tributari ammonterebbero a 5 miliardi di euro”.

La pirateria digitale ha rappresentato una vera sfida alle autorità italiane, infatti, Davide Tanzarella, della Direzione Centrale Antifrode e Controlli Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha affermato che “per quanto riguarda i canali internet, abbiamo individuato la necessità di una struttura più snella per contrastare questo tipo di contraffazione”.
“Nella nostra attività, – ha precisato Tanzarella – lo scambio d’informazioni è fondamentale. Fatte salve le disposizioni applicabili in materia di protezione dei dati nell’Unione e al fine di contribuire all’eliminazione del commercio internazionale di merci che violano i diritti di proprietà intellettuale, la Commissione e le autorità doganali degli Stati membri possono condividere taluni dati e informazioni a loro disposizione con le autorità competenti dei paesi terzi”.

Nel corso del convegno sono stati presentati due progetti, uno italiano firmato da Fata Logistic Systems (Finmeccanica) e l’altro ungherese, per l’identificazione delle etichette dei prodotti. Guido Calliano di Fata Logistic Systems ha spiegato in cosa consiste “Codentify, un codice di 12 caratteri che ostacola la falsificazione dei prodotti. Si tratta di un’architettura centralizzata e specializzata in cui è possibile registrare diverse informazioni. E’ un sistema facile ed immediato, utilizzabile anche via smartphone e che si adatta anche ad altri settori merceologici, come l’alimentare, abbigliamento, etc.”

Dal lato ungherse, Mátay-Mayer Gergely, Direttore Commerciale PÁTRIA printing house SRL (Ungheria) ha presentato Smark “un sistema di etichettatura in grado di offrire al consumatore la possibilità di fare un acquisto pienamente consapevole scegliendo tra un prodotto autentico o uno contraffatto. Come? Utilizzando un’ Etichetta di Sicurezza SMark, composta da una Pellicola Nanotecnologica e di dati protetti, i prodotti contrassegnati con questa tipologia di etichettatura verranno identificati e le loro caratteristiche saranno immediatamente rese disponibili ai consumatori”.

L’Osservatorio Italia in Testa voleva che le problematiche legate alla lotta alla contraffazione e alla tutela del made in Italy, fossero analizzate a 360°. Per questo, sono stati invitati a parlare istituzioni quali l’ICE, la Federazione Moda Italia Lazio e Roma, Assocamerestero e Federvini.
Marinella Loddo, dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE) ha spiegato che “il nostro compito è quello di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici dell’Italia con i mercati esteri. La nostra forza sono gli uffici all’estero oltre alle sedi di Roma e Milano.

Svolgiamo attività di informazione alle imprese in particolari le PMI. Promozione e formazione (progetto a medio lungo termine). Nel nostro lavoro, abbiamo potuto vedere che c’è tanta richiesta nel mercato internazionale di “italietà” ovvero di “Made in Italy”. Mi preme ricordare che si tratta del terzo marchio riconosciuto a livello mondiale dopo Coca Cola e VISA”.

Lidia Marconi di Assocamerestero ha aggiunto che “sono imitazioni il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, il 76% dei pomodori in scatola e il 15% dei formaggi che si vendono in Nord e Centro America”.

“L’Italian sounding nell’agroalimentare è un fenomeno preoccupante diffuso maggiormente negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in America latina e in diversi altri mercati, inclusi anche quelli europei, relativo ai prodotti alimentari prodotti in tali Paesi che, attraverso l’utilizzo di parole, colori, immagini e riferimenti geografici sulle etichette e sulle confezioni, inducono il consumatore ad associare erroneamente il prodotto locale a quello autentico italiano. Se la contraffazione può essere legalmente impugnabile e sanzionabile, la stessa cosa non vale per i prodotti cosiddetti Italian Sounding”.

“Fra il 2001 e il 2010 il fenomeno dell’Italian Sounding è aumentato del 180% per un valore di 60 miliardi, quasi la metà dell’intero fatturato dell’industria alimentare italiana (132 miliardi di Euro) e più di due volte il suo export (27 Miliardi di Euro). Di questi 60 miliardi, circa 6 riguardano la contraffazione vera e propria e i restanti 54 miliardi l’imitazione dei nostri prodotti” – conclude Marconi.

Per Massimiliano De Toma, Consigliere nazionale e Presidente di Federazione Moda Italia Lazio e Roma “Il Made in Italy non è soltanto quello scritto nelle etichette. Si tratta di un marchio che potrebbe rappresentare il vero motore per una crescita economica dell’Italia, ma ci troviamo di fronte ad una chiusura da parte dei produttori intracomunitari e da parte della stessa UE. Infatti, è stato bocciato il riconoscimento dell’etichetta “Made In ”da parte del parlamento europeo nel 2014 nonostante in quel semestre la presidenza della commissione fosse italiana”.

Per quanto riguarda il mercato del vino, Ottavio Cagiano De Azevedo, Direttore Generale Federvini, ha voluto ricordare che “l’export alimentare italiano raggiunge i 27 miliardi di euro di cui il 22% proviene dal vino”.

In tale ambito, le indicazioni geografiche sono fondamentali per la tutela dei prodotti e dei consumatori. Paolo Catallozzi, Giudice della 9^ Sezione Civile del Tribunale di Roma, ha spiegato che “le Indicazioni geografiche sono segni che legano un prodotto al territorio dal quale esso proviene. I singoli stati si sono sempre organizzati per evitare di metter sul mercato prodotti recanti false indicazioni di provenienza. Cosa succede all’interno del nostro paese? – si chiede Catallozzi – la protezione nazionale è molto forte, il nostro ordinamento tutela anche a prodotti non registrati. La differenza quindi sta nel fatto che il giudice dovrà verificare il collegamento del prodotto con il territorio”.

Nel corso del convegno è stata analizzata la situazione dell’industria del tabacco e dei farmaci, due settori ad alto rischio di contraffazione, contrabbando e falsificazione.

Marco Ganassi Direzione centrale Federazione Italiana Tabbacai: “Il mercato illecito di contraffazione e di contrabbando ha due caratteristiche: la clientela legale è la stessa di quella illegale; il mercato illecito dei tabacchi si adegua istantaneamente a quello lecito, quindi vi è una concorrenza sleale. Ricordo che gli introiti del contrabbando vanno a finanziare organizzazioni criminali anche legate al terrorismo”.

Luca Gentile, Excise & Anti Illicit Trade Manager British American Tobacco Italia, ricorda che “il contrabbando di sigarette in Italia vale circa il 7% del mercato. È un dato preoccupante, benché sotto la media di altri Paesi europei. Ed è la vera minaccia che istituzioni e industria sono chiamate ad affrontare assieme. Discorso ben diverso va fatto, invece, per la contraffazione delle sigarette: in Italia, secondo i dati evidenziati dalla Guardia di Finanza, la contraffazione è oggi un problema marginale, che rappresenta non più dell’1% delle sigarette illegali totali sequestrate”.

Infine, Domenico Di Giorgio, Direttore Ufficio Qualità dei prodotti e contraffazione AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, ha sottolineato che “per quanto riguarda i medicinali, non parliamo di contraffazione ma di falsificazione. A livello internazionale l’AIFA ha contribuito al miglioramento della normativa, delle informazioni, la cooperazione e la sensibilizzazione”.

Il convegno è stato promosso dall’Osservatorio Italia in Testa, il quale persegue tre obiettivi: divulgare le buone prassi della tutela del “made in Italy” a livello nazionale ed europeo, stimolare il confronto tra le rappresentanze e contribuire ad informare l’opinione pubblica sulla lotta alla contraffazione.

Attraverso una serie di iniziative che vanno dal monitoraggio dell’evoluzione normativa nazionale e comunitaria in tema di proprietà industriale e intellettuale alla realizzazione di studi e ricerche tematiche legate alla tutela del “made in Italy”, l’Osservatorio Italia in Testa vuole tutelare e promuovere la creatività, innovazione e qualità dei prodotti italiani.

Guarda il servizio di RAI2

Read more…

5/27/2015

Convegno Rotary International al CNR sullo Startup d'Impresa, moderato da Carmelo Cutuli

Nel corso dell’evento, tenutosi il 26 maggio 2015 presso la Sala Convegni del CNR a Roma, sono state presentate e illustrate opportunità di servizio e supporto rivolte al pubblico dei giovani imprenditori e delle startup con l’intervento di professionisti di vari settori, ricercatori, manager e giovani startupper.

Il programma dell’incontro ha visto, dopo una breve introduzione a cura di Maria Novella Tacci, Presidente della Commissione Virgilio, la presentazione delle strategie d’azione per i giovani a cura di Carlo Noto La Diega, Governatore del Distretto 2080 R.I. e Carlo Radice, Presidente dell’Associazione Virgilio.

A seguire si è svolta una tavola rotonda sul tema moderata da Carmelo Cutuli, giornalista ed esperto di temi d'Impresa, che ha visto la partecipazione di Max Berardi, Fondatore di Fareimpresadivertendosi e Vice Presidente dell’Associazione Virgilio del Distretto 2080, Flavia Marzano, Presidente dell’Associazione Stati Generali dell’Innovazione, Erica Rizziato ricercatrice del CNR, Marco Serra, fondatore di Open Hub, Beniamino Bimonte, fondatore di USEit e Annaluce Licheri, Presidente dell’Osservatorio Italia in Testa.

Hanno inoltre contribuito alla discussione, con le loro testimonianze, i rappresentanti delle startup Alll, GreenRail, Iquii, Lux Made In e Qurami.

Read more…

3/04/2011

Napoli 4 marzo 2011 intervento di Carmelo Cutuli a Fare impresa 2.0

Intervento di Carmelo Cutuli a Fare impresa nel mondo 2.0, evento svoltosi al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo il 4 marzo 2011.

Esperienze concrete di aziende e professionisti che dimostrano come è possibile, partendo da una buona idea e da un utilizzo efficace di risorse e tecnologia, lanciare servizi e prodotti innovativi che sono di successo e che contribuiscono all’occupazione. Testimonianze e contributi di operatori e consulenti dello startup di impresa e di professionisti del venture capital.

Le slide dell'intervento:



Il video dell'intervento:



Hanno partecipato: Pasquale Popolizio, Coordinatore Dipartimento di Marketimg Digitale AISM - Graziella Pagano, Assessore al Turismo e Grandi eventi del Comune di Napoli - Mario Raffa, Assessore all’innovazione e Sviluppo del Comune di Napoli - Michele Ficara Manganelli, Direttore editoriale Pubblicità Italia - Roberto Bonu – Assoweb Italia - Gianluca Cozzolino – Ciaopeople .
assimo Mattone – direttore editoriale Edizioni Master -Massimo Melica – Melica, Scandelin & Partners -Nino Ragosta – Fantagazzetta.com - Federico Guerrini – giornalista - Massimiliano Canestro – SMS Engineering - Stefano Consiglio – docente di Organizzazione aziendale, Università di Napoli Federico II - Carmelo Cutuli – Startupper.it - Adele Marra – direzione creativa DONNAèWEB - Tania Melchionna – resp. comunicazione Federica Web Learning, Università di Napoli Federico II - Loris Nadotti – presidente PNICube Associazione degli Incubatori e delle Business Plan Competition accademiche italiane - Daniele Pitteri – Finanzaecomunicazione.it - Flavia Rubino – Thetalkingvillage.it - Francesco Vitobello – Istituto di cibernetica del CNR
14.00 Tavola Rotonda - Associazionismo e PMI per l’innovazione del Paese in stile Web 2.0 - Enrico Ratto – direttore responsabile di Eccellere - Claudio Agrelli – fondatore Città di Partenope -Mariagrazia Andali – ideaTRE60, Fondazione Italiana Accenture
Andrea Genovese – project leader consultant TheBlogTV - Mauro Lattuada – Associazione Green Geek - Marco Iusi – Associazione Bridges to Italy - Maria Margherita Peracchino – L’Indro -Pasquale Popolizio – resp. dipartimento di marketing digitale di AISM – vicepresidente di IWA Italy - Francesco Raiola capo-redattore AgoraVox Italia - Alfonso Ruffo – direttore de Il Denaro -
Michele Capasso – presidente Fondazione Mediterraneo - Antonello Fratoddi – presidente Mediterraid - Amedeo Lepore – docente di Marketing evolution, Università di Bari, presidente CTS AISM - Michele Mezza – vice direttore Rai International - Lucia Valenzi – presidente Fondazione Valenzi.

Read more…