Enter your keyword

venerdì 26 maggio 2017

We the media … Ognuno di noi è un personal-media



Inizio questo post, proponendovi la seguente citazione …

“L'utilizzo incrociato di più network sicuramente può avere degli effetti interessanti ma in realtà non ci sono regole fisse e, come nelle arti marziali, bisogna trovare la propria via personale all'utilizzo di queste risorse integrandole nel proprio bagaglio di strumenti lavorativi.”

Capisco che la succitata proposizione possa sembrare scontata, oggi in effetti è abbastanza normale che professionisti, startupper, politici e molte altre categorie curino il loro personal-branding attraverso un mix di social media/network e lo facciano seguendo un percorso personale, cercando di emergere dal rumore di fondo della rete grazie a scelte ed intuizioni personali.

Voglio però precisare che la citazione è estrapolata da una mia dichiarazione rilasciata al mensile femminile Glamour nel 2004, in un articolo che potete ritrovare riprodotto, sin dall’epoca, sul sito Nomads di Salvatore Romagnolo*.

Probabilmente nel novembre del 2004, qualche minuto-luce prima dell’avvento di Facebook e solo dopo un anno di sperimentazione dei social-network (il profilo Linkedin da cui vi scrivo è stato acceso nel novembre del 2003) non era così scontato pensare che in futuro il web avrebbe dato l’opportunità a chiunque, almeno dotato di buona volontà e di una connessione internet, di diventare un personal-media, quando non addirittura un vero e proprio brand.

Il web 2.0, ma solo dopo l’avvento del mobile, ha dato finalmente a tutti la possibilità di poter costruire un proprio stream informativo, di crearsi una propria audience e di instaurare relazioni con gli influenti quando non addirittura porsi come un brand di successo per visibilità e, nei casi più apprezzabili, per riconoscibilità.

Oggi fenomeni come il blogging, il social-networking, l’auto-publishing, il content marketing, il personal-branding e quant’altro possa venire in mente a riguardo, offrono strumenti che ognuno può inserire nel proprio mix comunicativo e relazionale, nella configurazione più personalizzata ed appropriata possibile, senza peraltro dover necessariamente essere in possesso di conoscenze informatiche di livello elevato.

Personalmente credo che questo sia un valore e che la possibilità di immediato accesso a strumenti così potenti non possa che dare, democraticamente, all’uomo del terzo millennio capacità espressive di livello assolutamente sconosciuto ai suoi predecessori. Ciò però, come tutte le ‘forze’ implica una maggior responsabilità di utilizzo ed il rispetto delle buone pratiche, quantomeno basiche, che le caratterizzano.

Se infatti l’assunto, che spero di aver ben reso nella parte precedente di questo post, è che tutti ma proprio tutti i possessori di un blog, titolari di profili social, gestori di e-mail newsletter e quant’altro abiliti al delivery di informazioni presso masse, più o meno piccole, più o meno distinte, di audience si possano definire media, sorge spontaneo interrogarsi su come sia possibile distinguere un’attività mediatica vera e propria dal mero rumore di fondo della rete …

Domanda non facile, troppo soggettiva la risposta e troppo densa di implicazioni che possano ledere la sensibilità di chi affronta queste attività, solo all’apparenza di facile implementazione, con tanta energia, positività e buona volontà giustamente attendendosi risultati almeno pari alle energie profuse.

Preferisco quindi non rispondere in maniera diretta, ma soltanto riformulare in maniera più definita i meta-concetti espressi in quella dichiarazione di ben 12 anni e mezzo fa, paradossalmente più applicabili ed attuali oggi che al tempo in cui fu rilasciato lo statement ..

Un percorso personale - Quanti abbiano intrapreso nella propria vita un percorso di auto-miglioramento, un’arte marziale o qualsiasi altra attività che comporti un approccio graduale alla conoscenza, sanno bene che ogni percorso è sempre parallelo e mai tangente a quello degli altri individui, per cui il metro di confronto è sempre rappresentato dalle proprie esperienze, mai da quelle degli altri, peraltro raramente trasmissibili nella loro vera essenza.

Se è quindi comprensibile che un novizio che entri in una palestra di Judo si veda annodare dal Maestro una cintura bianca e, comprensibilmente ripeto, senta una spinta fortissima ad emulare quell’arcobaleno di ‘cinturati’ che inizialmente lo utilizzeranno come ‘spolvera-tatami’, solo la consapevolezza del proprio ruolo, la costanza nell’applicazione e la sana aspirazione di progredire nel proprio percorso lo ‘eleveranno’ verso stadi più alti.

Non vorrei aggiungere molto a quest’immagine, ma va da sé che qualunque aspirante-media, non lo sia effettivamente fin tanto che non raggiunga la piena consapevolezza di esserlo. Questo è però soltanto il punto di partenza, perché solo costruendo una propria via, sufficientemente distintiva e personale, ci si potrà effettivamente rendere distinguibili dal rumore di fondo della rete.

Tradotto in termini pratici … il vero personal-media non è solo una cassa di risonanza per contenuti di altri (vedi ‘istituto’ del ‘copia ed incolla’) ma l’emittente dei propri. Qualora egli si ponga come ‘amplificatore’ di contenuti terzi lo fa – sempre – ri-codificandoli secondo il proprio stile personale e mettendoci qualcosa di suo.

Non ci sono regole fisse - Provo sempre una grande tenerezza quando leggo alcuni post ormai diffusissimi sui blog americani del tipo ‘le sei regole per fare questo’ o ’le 10 cose che devi fare per fare quello meglio degli altri’, intendiamoci … le best practice esistono e vanno prioritariamente seguite! Non è però un segreto che questi articoli, quantunque cliccatissimi, siano creati appositamente per intercettare l’attenzione di praticanti della materia oggetto del post a fini meramente speculativi. Ho sempre ritenuto questo genere di contenuti una perdita di tempo preferendo reperire in rete corsi di e-learning realmente istruttivi, spesso gratuiti.

No pain … No gain … 100 articoli di quel tipo non valgono uno qualsiasi di questi corsi. Per chi non abbia voglia di intraprendere un corso strutturato, in rete ci sono tantissimi blog, anche in lingua italiana, condotti da professionisti, spesso anche molto giovani, realmente competenti che offrono contenuti originali, pregnanti e ben redatti.

Ripeto le buone pratiche esistono … le regole no, la differenza è notevole e spesso prendere per ‘oro colato’ una pseudo-regola può comportare effetti indesiderati, meglio valutare indicazioni, suggerimenti ed al limite consigli. Sul web la prudenza non è mai troppa e sempre più spesso effettuare operazioni in maniera acritica può divenire un problema.

Utilizzo incrociato di più network - Nell’articolo oggetto di questo post, trovate una lista di social-network che, per la maggior parte, oggi non esistono più. Il mobile ha decretato la fortuna di alcuni social facendone dei leader di mercato. Usiamo Linkedin per il business, Facebook per il lifestyle, Twitter per il micro-blogging, Instagram per il visual-branding e pochi altri, questi social-network, oggi sempre più simili ai social-media (e purtroppo sempre più simili tra loro), rappresentano il main-stream del social.

Vi dicono che dovete esserci, ma nulla vi vieta di essere presenti in alcuni e non altri o di utilizzarli in maniera non convenzionale, ad esempio usare Facebook per generare contatti lavorativi al posto di Linkedin.

Anche l’utilizzo di social network alternativi può risultare proficuo, ad esempio Xing è molto diffuso in Germania e potrebbe essere un buon mezzo per generare lead o partnership commerciali in questo Paese, a patto che si parli il tedesco. Viadeo è molto diffuso in Francia e per chi sappia parlare il Cinese, c’è Dajie con 30 milioni di utenti.

Bagaglio di strumenti lavorativi - Se i social e gli altri strumenti web 2.0, rappresentano gli strumenti per sviluppare il proprio potenziale mediatico sul web. Alla lunga non è sostenibile, a mio parere, l’utilizzo esclusivo di questi strumenti senza averli inseriti nel proprio personale bagaglio professionale ed averli sapientemente integrati nel proprio ‘palinsesto’ lavorativo.

La presenza agli eventi, l’iscrizione e la partecipazione ad associazioni ed ordini professionali e tante altre attività off-line rappresentano ancora una parte importante del nostro lavoro e, anticipandovi un mio prossimo post sull’argomento, è mia personale convinzione che in un futuro molto prossimo si riscoprirà il lato 1.0 della vita, sia sotto l’aspetto lavorativo che quello professionale.

###

* Consiglio a tutti, peraltro è reperibile facilmente in rete, il libro ‘Sesto Potere’, per i tipi di Apogeo, scritto esattamente venti anni fa dai colleghi Salvatore Romagnolo, Vittorio Pasteris e Ennio Martignago. Un lavoro che nell’anno 2 del web, al netto dell’obsolescenza odierna di molti argomenti tecnici trattati, intravide per primo le potenzialità in termini di soft-power dell’allora nascente sistema globale di comunicazione telematica.

Articoli Consigliati

Acquista il Libro

Acquista il Libro
Clicca sull'immagine per comprare il libro su HOEPLI

Visualizzazioni totali