Intervista a Francesco Pira, giornalista e presidente dell'Osservatorio Nazionale sulle Fake News di Confassociazioni

Nei giorni scorsi si è svolta la prima riunione dell'Osservatorio Nazionale delle Fake News di CONFASSOCIAZIONI, presieduto dal professor Francesco Pira. Insieme con il Presidente Pira i componenti dell'Osservatorio, Adriana Apicella, Andrea Altinier, Angelo Barraco, Giuseppe Cascio, Carmelo Cutuli, Francesco Kostner, Debora Rosciani, Sergio Talamo, Fabio Tricoli, Marina Valerio, Alessandro Vercellotti hanno varato diverse iniziative per contrastare il fenomeno delle fake news che, in un periodo di pandemia quale quello che stiamo vivendo, è diventato ancora più invasivo.

Francesco Pira, 55 anni, sociologo e professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, è da anni impegnato a fare ricerca sul preoccupante fenomeno. Il Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana, l’ha voluto a capo di una squadra di professionisti ed esperti. Confassociazioni è l’espressione unitaria delle Federazioni, dei Coordinamenti, delle Associazioni, delle imprese, dei professionisti e delle persone che risiedono in Italia ed in Europa. Ha per scopo lo sviluppo di tutte le persone, professioni, le imprese, le associazioni, le federazioni, le organizzazioni e la loro partecipazione alle scelte di politica economica e sociale del Paese, nonché la tutela e valorizzazione del ruolo di tali soggetti e/o organizzazioni, anche in termini di pari opportunità, nel sistema costituzionale, legislativo, economico e sociale italiano e nei corrispondenti ambiti europei.

Professor Pira davvero le fake news sono diventate oggi una grande preoccupazione per i media tradizionali?

Assistiamo ad una trasformazione profonda della società, al progressivo indebolimento delle istituzioni, alla perdita di ruolo di rappresentanza come corpi intermedi dei partiti politici, osserviamo come vi sia ormai una completa mediatizzazione dei processi di costruzione dell’opinione pubblica. Gli individui appaiono profondamente destabilizzati. A dispetto del numero “infinito” di informazioni a cui ognuno di noi può avere accesso, si stanno invece riducendo gli strumenti e gli spazi che consentono una reale e continuativa partecipazione dei cittadini allo sviluppo della democrazia. Le fake news rappresentano il grande nemico della credibilità dei media e il motore della post verità e non si tratta di un fenomeno a carattere casuale o episodico.

Le fake news a volte sembrano credibili perché sono cross mediali e velocissime?

Nel volume Giornalismi, scritto con il collega Andrea Altinier, al mio fianco anche nell’Osservatorio come Vice Presidente Esecutivo, abbiamo tracciato un modello, che abbiamo definito esagono delle fake news, per identificare quelle caratteristiche che fanno delle fake news una “arma di disinformazione di massa”. Di fatto le false notizie, la disinformazione, intesa come l’uso strumentale e manipolatorio delle informazioni per definire una specifica narrazione e visione del mondo, la disinformazione,intesa come informazione senza alcuna attinenza al reale ma non con intento manipolatorio, sfruttano le dinamiche di circolazione dei flussi informativi sulla Rete per penetrare nei diversi nodi e sfruttare l’effetto a cascata che le piattaforme social favoriscono. La velocità e la crossmedialità, ossia la capacità di passare da un media ad un altro, fanno si che le fake news, immesse nel vortice della nuova comunicazione, hanno un peso, una capacità di produrre danni enormemente più grande che in qualunque altro momento storico. E recentemente, anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha sottolineato la gravità del fenomeno. Tanto che il presidente dell’organismo ha dichiarato proprio che la pandemia di coronavirus “è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione online, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati, che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geopolitici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e cura”.

Durante la pandemia le fake news hanno invaso le nostre vite…

La pandemia da Covid 19 ha mostrato il fenomeno in tutta la sua gravità, in un altalenante ciclo di informazioni spesso contraddittorie che hanno pesato enormemente nell’opinione pubblica, generando una pericolosa situazione di infodemia, con una quantità eccessiva di informazioni circolanti che hanno reso difficile alle persone comprendere ciò che stava accadendo e individuare fonti affidabili. Dalla infodemia siamo passati alla psicodemia, con le persone che hanno cominciato ad avere paura, attacchi di panico. Oggi, all’avvio della fase 3, perdura un clima d’incertezza che il sistema dell’informazione fatica ad interpretare. Diventa improcrastinabile il superamento della crisi del giornalismo, deve riacquistare il suo ruolo di “Cane da guardia della democrazia” proprio mettendo in campo con un’opera costante di smentita delle fake news. In questa battaglia “diventa fondamentale il fact checking, il controllo delle fonti un tempo rigorosa regola dei media tradizionali”, Wolfgang Blau, direttore delle strategie digitali della testata britannica The Guardian, sostiene che “Adesso che così tanti cittadini consumano notizie attraverso i social media, compito sociale del giornalista consiste anche nello smontare false voci, una volta che superino una certa soglia di visibilità”. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che le testate giornalistiche costruiscano a poco a poco una propria comunità di lettori individuando, attraverso network di professionisti, temi sensibili per l’opinione pubblica e puntando sulla qualità dei contenuti e l’utilizzo di format innovativi da declinare con diversi strumenti: carta stampata, tv, radio e web”. Si tratta ovviamente di un percorso lungo e costoso ma soltanto l’autorevolezza così conquistata può difendere la democrazia dal qualunquismo e dalla propaganda.

Lei crede che questa battaglia possa essere vinta contro la disinformazione?

Sono un ottimista e credo di si. Dipende esclusivamente da noi. Dietro l’industri delle fake news si muovono grandi interessi. Non credo ai complottismi ed odio tutti gli ismi (egoismi, indivudualismi, cattivismi…) ma non possiamo star fermi. E’ un nemico terribile quello della disinformazione e va spesa ogni energia. Possiamo farcela se facciamo vincere il buon senso, la solidarietà e il senso di responsabilità.

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