Con la comunicazione COM(2026) 503 del 3 giugno 2026 la Commissione europea inserisce i social media decentralizzati tra le alternative open source da sostenere insieme agli Stati membri, e già comunica da una propria istanza Mastodon. Per gli enti italiani il Fediverso diventa una scelta di comunicazione pubblica da valutare con equilibrio: più controllo su canale e dati, ma pubblico ridotto, costi di gestione e responsabilità di moderazione. L'articolo spiega come funziona la rete federata, ne pesa vantaggi e svantaggi, riassume il quadro normativo italiano ed europeo e propone un percorso di sperimentazione misurabile.

Bruxelles mette i social decentralizzati nella strategia open source
Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha adottato la comunicazione sulla sovranità tecnologica europea, accompagnata dalla nuova strategia dell'Unione per l'open source (COM(2026) 503). Tra le azioni del primo obiettivo, dedicato al software aperto come leva di sovranità, la pagina ufficiale della strategia elenca il sostegno all'adozione di alternative open source alle soluzioni proprietarie, da portare avanti con gli Stati membri e con il consorzio europeo per i beni comuni digitali (Digital Commons EDIC): cloud, strumenti di lavoro, posta elettronica sicura e social media decentralizzati.
Il terzo obiettivo riguarda direttamente gli uffici pubblici. Prevede linee guida sugli appalti per favorire gli standard aperti e una valutazione equa delle offerte open source, il rafforzamento dell'Open Source Programme Office (OSPO) della Commissione e della rete europea degli OSPO del settore pubblico, controlli di apertura e sovranità negli investimenti digitali. L'atto è una comunicazione, non un regolamento, quindi non crea obblighi diretti per le amministrazioni nazionali. Orienta però finanziamenti, standard e prassi, e il portale della Commissione ha dedicato il 24 settembre 2026 un webinar al rapporto tra pubbliche amministrazioni e strategia.
La Commissione applica già ciò che raccomanda. Dal 15 maggio 2024 il suo account ufficiale @EUCommission risiede su un'istanza Mastodon gestita dall'esecutivo europeo, ec.social-network.europa.eu, aperta alla registrazione dei soli account istituzionali. Secondo i dati pubblici dell'istanza consultati il 30 settembre 2026, l'account supera i 160.000 follower e i 3.700 messaggi pubblicati. Nel piè di pagina del sito della Commissione, alla voce «Follow us», Mastodon compare per primo; la pagina dedicata ai canali social resta però ampia e comprende anche Facebook, Instagram, LinkedIn, Threads, WhatsApp e X.
Per un ente pubblico il Fediverso non è un social in più: è la possibilità di comunicare da un'infrastruttura che controlla, con regole che decide da sé.
Come funziona il Fediverso, senza semplificazioni
Il Fediverso (in inglese Fediverse) è un insieme di server indipendenti, chiamati istanze, che si scambiano contenuti attraverso un protocollo aperto, ActivityPub. Chi ha un profilo su un'istanza può seguire i profili ospitati su altre istanze, anche quando usano software diversi. La Commissione lo spiega nella politica di registrazione della propria istanza: i suoi account si possono seguire da una qualunque istanza Mastodon aperta, oppure da qualsiasi piattaforma compatibile con ActivityPub.
Ogni istanza ha un gestore, regole proprie e una propria politica di moderazione. Sull'istanza della Commissione valgono le stesse regole della sua social media policy: niente linguaggio offensivo, nessuna discriminazione, nessun incitamento alla violenza, commenti pertinenti ai contenuti pubblicati, niente spam. I dati non stanno nelle mani di un'unica azienda: ciascun server conserva quelli dei propri iscritti, secondo le condizioni fissate da chi lo gestisce.
Per un'amministrazione le domande rilevanti sono pratiche: chi controlla il canale, dove finiscono i dati di chi interagisce, quanto costa la gestione e chi risponde della moderazione.
Pro e contro del Fediverso per un ente pubblico
Il Fediverso non è la risposta a tutti i problemi della comunicazione pubblica sui social, né una nicchia da ignorare. Vantaggi e svantaggi vanno pesati sul caso concreto: dimensione dell'ente, pubblico di riferimento, competenze interne, risorse disponibili. Le valutazioni che seguono sono un'analisi delle caratteristiche del modello federato, non effetti garantiti in ogni situazione.
I vantaggi
- Controllo del canale — su un'istanza propria, o affidata a un fornitore scelto dall'ente, regole, moderazione e condizioni d'uso le decide l'amministrazione, non una piattaforma che può modificarle in modo unilaterale.
- Governo dei dati — ogni server conserva i dati dei propri iscritti: l'ente sa dove si trovano e come vengono trattati, pur restando titolare del trattamento e quindi responsabile degli obblighi di protezione dei dati personali.
- Minore dipendenza da fornitori extra-Ue — la comunicazione del 3 giugno ricorda che l'Unione dipende da fornitori esterni per oltre l'80% di prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali, come già evidenziato dal rapporto Draghi; un canale federato riduce questa esposizione, senza eliminarla.
- Interoperabilità — grazie ad ActivityPub i contenuti dell'ente si possono seguire da qualunque istanza o piattaforma compatibile, senza costringere i cittadini a iscriversi a un servizio specifico.
- Coerenza con il quadro normativo — il software è open source e si inserisce nella logica di apertura e riuso delle norme italiane sul software pubblico, descritte più avanti, oltre che negli obiettivi della strategia europea.
Gli svantaggi
- Pubblico ridotto — il Fediverso resta un ambiente di nicchia rispetto alle grandi piattaforme e il pubblico di un ente locale lo frequenta solo in parte; non a caso la Commissione affianca Mastodon agli altri canali invece di sostituirli.
- Curva di apprendimento — per chi è abituato ai social commerciali il primo passo, cioè scegliere un'istanza su cui iscriversi, è un ostacolo in più; la stessa Commissione rimanda gli utenti a un elenco di server o alla creazione di una nuova istanza.
- Scoperta dei contenuti più difficile — senza una piattaforma centrale che distribuisce i contenuti, farsi trovare richiede promozione attiva: link dal sito istituzionale, rimandi dagli altri canali, uso coerente degli hashtag.
- Costi e competenze — un'istanza va installata, aggiornata, protetta, sottoposta a backup e moderata; senza personale formato o un contratto di servizio solido diventa un rischio operativo.
- Moderazione disomogenea — ogni istanza applica regole proprie: l'ente governa la sua, ma non può controllare come vengono moderati i server da cui arrivano commenti e risposte.
Per la maggior parte delle amministrazioni il bilancio non porta a scegliere tra Fediverso e grandi piattaforme. Porta a decidere quanta parte della comunicazione affidare a un canale sotto il proprio controllo, accettandone i costi, e quanta lasciarne su canali più affollati ma governati da altri.
La scelta di un canale social è anche una scelta tecnologica: per le amministrazioni italiane pesa la valutazione comparativa prevista dal Codice dell'amministrazione digitale.
Il quadro italiano: legge 150, CAD e riuso
La legge 7 giugno 2000, n. 150, che disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, non indica piattaforme: stabilisce che queste attività si svolgano con qualunque mezzo di trasmissione adatto a garantire la diffusione dei messaggi, sistemi telematici compresi. Nessuna norma obbliga dunque un ente a stare su un social specifico, né gli impedisce di essere presente nel Fediverso.
Più stringente è il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, Codice dell'amministrazione digitale (CAD). L'art. 68 prevede che le amministrazioni acquisiscano programmi informatici dopo una valutazione comparativa tecnica ed economica fra più soluzioni: software sviluppato su commissione, riuso di software pubblico, software libero o a codice sorgente aperto, servizi in cloud, licenze proprietarie. Il software proprietario è ammesso quando la valutazione dimostra, con motivazione, che le soluzioni aperte o già disponibili nella PA non sono adeguate; modalità e criteri sono definiti dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID). L'art. 69 obbliga inoltre gli enti titolari di software realizzato su loro commissione a metterne a disposizione il codice per il riuso.
Un'istanza Mastodon, software open source, installata in proprio o affidata a un fornitore, rientra pienamente in questo schema. L'apertura di un profilo gratuito su un social commerciale non è un acquisto di software in senso stretto. Una lettura prudente suggerisce comunque di motivare per iscritto, nel piano di comunicazione, la scelta dei canali e le alternative considerate.
I nodi da sciogliere: fiducia nell'informazione e obblighi DSA
Prima di aprire un nuovo canale va considerato il rapporto dei cittadini con l'informazione. Secondo il Digital News Report Italia 2026, elaborato sui dati del Reuters Institute e ripreso dal Sole 24 Ore nel giugno 2026, l'interesse per le notizie in Italia è sceso al 34%, contro il 74% del 2016; il 36% degli intervistati evita attivamente le notizie e il 59% si dice preoccupato per la disinformazione online.
C'è poi il profilo regolatorio. Il Regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA) si applica ai prestatori di servizi intermediari, compreso chi memorizza contenuti forniti da terzi. Una lettura prudente suggerisce che un'istanza aperta all'iscrizione dei cittadini esponga l'ente agli obblighi dei servizi di memorizzazione, a partire dalla gestione delle segnalazioni di contenuti illegali. Un'istanza riservata agli account dell'ente, come quella della Commissione, riduce il perimetro: i cittadini interagiscono dai propri server. Gli obblighi più pesanti, previsti per le piattaforme online di dimensioni molto grandi, scattano sopra i 45 milioni di destinatari attivi mensili nell'Unione, soglia fuori portata per qualsiasi istanza pubblica.
Cosa fare: una sperimentazione in cinque passi
Per un ufficio stampa o di comunicazione che vuole valutare il Fediverso senza improvvisare, il percorso che segue è una proposta operativa, non un obbligo normativo.
- Mappare i canali attuali — per ciascuna piattaforma: pubblico raggiunto, costi diretti e indiretti, dati trattati, informative privacy, rischi di sospensione degli account.
- Scegliere il modello di presenza — un profilo su un'istanza esistente costa poco ma lascia regole e dati al gestore di quel server; un'istanza propria dà il pieno controllo ma richiede gestione; un'istanza condivisa fra più enti, è un'ipotesi da valutare per ripartire i costi.
- Applicare il CAD — svolgere e documentare la valutazione comparativa dell'art. 68, verificare le soluzioni in riuso e, in caso di affidamento esterno, prevedere nel contratto aggiornamenti di sicurezza, backup, livelli di servizio ed esportabilità dei dati.
- Pubblicare regole chiare — una policy di moderazione visibile, sul modello di quella della Commissione, e l'avvertenza che i messaggi social non hanno valore di comunicazione legale o di notifica ufficiale.
- Curare accessibilità e misurazione — descrivere sempre le immagini con testi alternativi, che sull'istanza della Commissione possono arrivare a 1.500 caratteri, fissare indicatori prima dell'avvio e fare un bilancio dopo sei o dodici mesi.
La domanda giusta non è se abbandonare le grandi piattaforme, ma quale parte della comunicazione istituzionale debba poggiare su un'infrastruttura che l'ente controlla.
I documenti citati sono consultabili online: la comunicazione COM(2026) 503, la scheda sulla strategia Ue per l'open source, la pagina sui canali social della Commissione, il Regolamento (UE) 2022/2065, la legge 150/2000, il Codice dell'amministrazione digitale e l'articolo del Sole 24 Ore sul Digital News Report 2026.
F.A.Q. - Frequently Asked Questions
Cos'è il Fediverso e in cosa differisce dai social tradizionali?
Il Fediverso è una rete di server indipendenti, detti istanze, che comunicano tra loro con il protocollo aperto ActivityPub. Un utente iscritto a un'istanza può seguire e interagire con profili ospitati su altre istanze, anche basate su software diversi. A differenza dei social tradizionali non esiste un'unica azienda che gestisce infrastruttura, regole e dati di tutti: ogni istanza ha un proprio gestore e una propria politica di moderazione. Mastodon è il software più noto di questo ecosistema.
Un Comune può aprire un account istituzionale su Mastodon?
Sì. La legge 150/2000 non indica piattaforme obbligatorie o vietate: le attività di comunicazione pubblica possono svolgersi con qualunque mezzo idoneo. Il Comune può aprire un profilo su un'istanza esistente oppure attivare un'istanza propria, gestita internamente o affidata a un fornitore, con pieno controllo su regole e dati. In entrambi i casi è opportuno inserire il canale nel piano di comunicazione, pubblicare una policy di moderazione e aggiornare l'informativa sul trattamento dei dati personali.
Per attivare un'istanza Mastodon dell'ente servono procedure particolari?
Se l'ente acquisisce software o servizi di gestione, valgono le regole ordinarie sugli affidamenti e l'art. 68 del Codice dell'amministrazione digitale, che impone una valutazione comparativa tecnica ed economica tra soluzioni, compresi software open source e riuso. Mastodon è un software open source, ma installarlo e mantenerlo richiede competenze e risorse. Nel contratto o nel progetto interno vanno previsti aggiornamenti di sicurezza, backup, livelli di servizio e possibilità di esportare i dati. I casi concreti vanno verificati con gli uffici competenti.
Il Fediverso può sostituire Facebook, Instagram o X nella comunicazione pubblica?
Oggi, per la maggior parte degli enti, no. Il pubblico del Fediverso è ancora limitato e una parte importante dei cittadini resta sulle grandi piattaforme. Anche la Commissione europea, che ha una propria istanza Mastodon dal 2024 e la indica per prima nel piè di pagina del suo sito, mantiene la presenza su Facebook, Instagram, LinkedIn, Threads e X. La strada più realistica è affiancare un canale federato, controllato dall'ente, agli altri canali, misurandone i risultati nel tempo.
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